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Internet libero: Di Maio ne parla all’Internet Day affrontando due questioni spinose

 

Nelle ultime ore si sono accesi due dibattiti riguardanti il web, entrambi attribuiti al Ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

La questione è stata aperta all’Internet Day, dove il ministro ha parlato della riforma del copyright proposta dall’Unione Europea.

O per meglio dire, per parlare di due articoli all’interno di essa.

 

Di che articoli si tratta?

I due articoli presi in considerazione sono l’11 e il 13, rispettivamente riguardanti una sorta di “link tax” e un vero e proprio monitoring dei contenuti.

L’articolo 11 infatti è diretto perlopiù ai grandi social media, che saranno tenuti a pagare per poter linkare notizie esterne sulle loro piattaforme.

L’articolo 13 invece impone verifiche dei contenuti prima che vengano pubblicati online, per evitare violazioni di copyright.

Quest’ultimo è, per Di Maio, il punto dolente.

L’articolo 13 è stato percepito infatti come una sorta di bavaglio, che filtra (magari neanche in maniera equa) i contenuti e decide cosa può essere pubblicato.

Si tratta forse di censura? Forse, in realtà non tutti la pensano così.

Di Maio non è l’unico preoccupato per la gravità di questo provvedimento e per le conseguenze che porterà con sé.

Tim Berners-Lee, uno dei creatori del web, ha parlato esplicitamente di “a tool for surveillence and control”, ovvero uno “strumento per la sorveglianza ed il controllo”.

Parole che farebbero rabbrividire chiunque.

Si tratta di un terreno, quello di Internet, che è di natura mutevole e in continuo sviluppo, è quindi scontato che un dibattito sarà sempre necessario per sfruttarlo al meglio. Ma è questa la strada da intraprendere?

Sempre Berners-Lee, insieme al fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, sostengono in una lettera aperta al Parlamento Europeo, che l’articolo 13 farà fare “un passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet da una piattaforma aperta per la condivisione e l’innovazione, in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzati dei suoi utenti ”.

La risposta del Ministro del Lavoro sembra lapidaria: ci opporremo in tutti i modi al provvedimento (che dovrà essere votato entro fine anno), anche non recependolo.

 

La preoccupazione delle associazioni di categoria

Siae, Aie e Confindustria Cultura non sono in linea con il Ministro, a cui hanno chiesto un incontro per chiarire la questione.

Queste infatti si sentono attaccate e senza difesa da parte del governo, che secondo loro vuole premiare un determinato “sfruttamento” inconsiderato dei contenuti senza salvaguardare il diritto d’autore.

La loro opinione si basa sulla convinzione che internet sia dominato da multinazionali americane che si sono fortificate sfruttando contenuti altrui.

Parlano quindi della necessità del dialogo per arrivare a trovare un compromesso che benefici sia gli utenti, sia gli autori.

 

Il secondo dibattito: mezz’ora di internet gratuito per chi non può permetterselo

L’altro tema toccato da Di Maio è più confusionario, nella sua forma e nella sua eventuale attuazione.

Essendo internet uno strumento importantissimo, se non fondamentale, è importante, per il Ministro del lavoro, che esso sia alla portata di tutti, anche di chi non può permettersi di acquistarlo.

Mezz’ora di internet gratuito al giorno per tutti, questa è l’idea.

Che però ha sollevato qualche sopracciglio in perplessità.

Prendiamo infatti in considerazione due punti: in primis al giorno d’oggi internet è estremamente accessibile.  

Grazie ad abbonamenti a costi stracciati (con l’avvento di Iliad sul mercato della telefonia mobile, tutti gli operatori italiani stanno creando offerte bassissime) e a reti WiFi pubbliche in molti luoghi (biblioteche, locali, in determinate città sono anche pubbliche), non è mai stato così facile accedere alla rete.

Certo, l’idea del Ministro è di aiutare chi proprio non ha possibilità di acquisto e magari non ha a disposizione reti WiFi pubbliche, ma il punto critico numero due riguarda proprio loro: se non hanno la possibilità di comprare la rete, è possibile che abbiano smartphone o altri strumenti per accedervi?

Questa domanda solleva altre questione: chi no può permettersi smartphone in Italia? Per chiunque non possa comprare certi strumenti cosa facciamo, li regaliamo a spese dello stato? Chi avrebbe diritto ad essi?

Sono punti che il governo, nel caso decida di mandare avanti questa proposta, sicuramente tratterà, a noi non resta che aspettare e vedere.

 

Conclusioni

Due temi che sono allo stesso tempo vicini e distanti, quelli toccati.

È chiaro che il dibattito non finirà qui e noi possiamo solo sperare che si arrivi ad una soluzione che non danneggi nessuno.

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