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Perchè in Italia ancora non parliamo di GDPR?

 

L’Italia si è meritata una tirata d’orecchie dalla “mamma” Europa.

Il motivo?

Non siamo pronti all’arrivo del GDPR.

Nulla che sorprende, insomma, ma che dovrebbe comunque farci pensare.

Nel momento in cui scriviamo siamo nel bel mezzo di una delle più squallide campagne elettorali della storia italiana. Questo è forse il motivo per cui nessuna testata giornalistica (se non quelle specialistiche) parla di GDPR, la normativa europea per il trattamento dei dati personali con data di scadenza 25 maggio 2018.

Nonostante il periodo complicato, è importante che le aziende capiscano che è fondamentale discutere di protezione dati in un momento così critico.

Il 2017 è stato l’anno dei ransomware, quegli attacchi che mirano a chiedere un riscatto sottraendo informazioni e dati ai dispositivi informatici.

Vi ricordate di Wannacry? Da solo ha piegato il sistema sanitario inglese.

Un bel risultato potremmo dire.

La cosa preoccupante è, però, che Wannacry ha avuto dei successori ancora più devastanti creati grazie agli stessi exploit utilizzati per crearlo.

Gli esperti ci hanno detto (e continuano a dire) che dovremo sempre più attacchi complessi e, in certi casi, letali.

Nonostante gli avvertimenti e nonostante i casi globali riportati sulle prime pagine, in Italia si parla pochissimo di GDPR e ancora meno di sicurezza informatica.

Non si fa scuola né informazione, tanto che le persone cadono ancora nei tranelli dei buoni Ikea da 500 euro via Whatsapp e pensano che non ci siano rischi nel postare foto e informazioni intime sui social.

 

È comprensibile: la sicurezza informatica per molti è noiosa.

Ma se si affida il benessere della nostra azienda e dei nostri dipendenti alla fortuna, il rischio di incorrere in problematiche è altissimo.

Non parliamo solo di quelle informatiche (come se non bastassero!), ma anche di quelle legali:

Il GDPR, per chi non si adegua, risulterà in multe altissime! Dal 4% del fatturato annuo precedente fino a 20 milioni di euro, in base alla cifra più alta.

Il tutto perché le aziende (e probabilmente anche il governo) non vogliono investire in risorse aggiornate ed efficaci quando si parla di cyber security.

Non ci dilungheremo sul come bisogna fare per adeguarsi alla normativa europea in tema di trattamento dei dati. L’abbiamo fatto e lo rifaremo in vista del 25 maggio, data ultima per adeguarsi.

Questo è solo un reminder, in un momento particolarmente turbolento per il nostro Paese, che i temi da trattare in ambito informatico sono tanti e importanti.

Il GDPR sta per arrivare e l’Italia non è pronta.

Questo è l’Europa che lo sta dicendo.

 

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