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L’intelligenza artificiale ci salverà dal cyber crimine

 

Questo è quello che pensa Gil Shwed, fondatore dell’azienda di cyber sicurezza israeliana Check Point (famosa produttrice di firewall).

Secondo quanto dice Shwed, solo l’A.I. potrà concretamente contrastare gli attacchi informatici futuri.

È una previsione che tiene in considerazione la situazione attuale come quella, probabilmente, futura.

Il 2017 è stato nominato “l’anno dei ransomware”, perché il numero di malware che prevedono la richiesta di un riscatto è stato altissimo.

Si pensi solo Wannacry e NotPetya, ransomware che hanno messo in ginocchio nazioni intere.

Vista la situazione, al World Economic Forum di Davos, le cyber threats sono state classificate come una delle tre grandi problematiche del 2018.

Un scenario apocalittico, quello mostrato.

Un panorama in cui aziende, enti e nazioni intere probabilmente non riusciranno a difendersi da attacchi remoti ed imprevedibili.

Queste threats, infatti, sfrutteranno vulnerabilità insite nei dispositivi e nei sistemi operativi per creare danni enormi senza farsi notare.

Secondo l’esperto non esistono analisti di sicurezza informatica che riusciranno a tenere il passo con il numero enorme di malware che sono stati e saranno creati.

Per questo l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è, a suo parere, l’unica soluzione possibile per creare vere e proprie barriere.

 

Il termine che usa Shwed è emblematico: è l’epoca dei mega attacchi.

Se, infatti, di attacchi informatici numerosi si parla da anni, è questo tipo di attacco (massivo) che ha generato finalmente l’attenzione mediatica.

Il futuro prevede attacchi ancora più evoluti, che oltre ad essere “mega” saranno anche estremamente intelligenti.

Questi attacchi molto probabilmente conosceranno l’utente che stanno infettando (ingegneria sociale) e mireranno  ai servizi in cloud.

Saranno attacchi che punteranno sicuramente anche all’Internet of Things (IoT), “infettando” strumenti che utilizziamo quotidianamente e di cui ci fidiamo.

L’idea è quindi quella di automatizzare la sicurezza informatica, affidando la problematica a intelligenze artificiali che riusciranno a prevedere gli attacchi molto più facilmente rispetto agli esseri umani.

La capacità di avere una visione complessiva dei sistemi, delle loro vulnerabilità e di come esse possono venir sfruttate rende questi strumenti efficienti e dalle risposte rapide.

 

La soluzione è perfetta? Probabilmente no, nel senso che si tratta in ogni modo di macchine che sostituiscono l’intervento umano.

Ma il rischio necessita chiaramente di una soluzione d’impatto, che riesca materialmente a tenere sotto controllo una situazione che è ormai sfuggita di mano.

D’altronde chi si trova dall’altra parte, quei cyber criminali che ogni giorno trovano nuove vulnerabilità da sfruttare e nuove problematiche da creare, utilizza già questi strumenti.

Ed una guerra non si vince se si hanno armi più deboli.

 

 

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