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«Le startup faranno crescere le nazioni », parola di Yossi Vardi, il magnate israeliano

Tra i grandi esponenti del mondo informatico incontrati al Cybertech Tel Aviv, abbiamo avuto il piacere di ascoltare le parole di Yossi Vardi, magnate israeliano che durante la sua carriera ha creato più di 90 aziende tecnologiche.

Vardi ha parlato del nuovo mondo in cui viviamo, dominato da grandi big come Google, Facebook e Amazon.

Un mondo prettamente dominato da colossi che controllano più o meno ogni aspetto del settore.

Se le tante personalità che hanno parlato al Cybertech hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti ancora poco conosciuti della cyber security o sui rischi e sulle possibilità dati dall’intelligenza artificiale, Vardi ha deciso di parlare di un argomento altrettanto importante: il futuro dell’innovazione e dell’impiego.

Vardi è stato molto chiaro nel suo esprimere la sua perplessità riguardo i colossi del web in questi termini.

Secondo lui, infatti, non saranno queste grandi aziende a portare il benessere nelle nazioni, ma le piccole realtà: le startup.

Per lui quindi, si tratta quindi di una lotta contro i monopoli anche nel settore informatico.

È probabilmente la sua incredibile carriera che lo spinge a svalutare così i big del settore: avendo per anni finanziato decine di startup innovative (molte di successo), ha ben chiaro cosa voglia dire sviluppare dal basso le realtà lavorative, coltivandole e facendole diventare delle realtà affermate.

Questo, per lui, può realmente portare vantaggi, posti di lavoro e condizioni lavorative migliori.

Come esempio porta la grande recessione avvenuta negli Stati Uniti dopo il 2007. Una crisi che ha cominciato ad arginarsi otto anni dopo grazie alla nascita di società giovani che hanno creato nuovi posti di lavoro.

Il contesto in cui ha parlato, Israele, non è però nuovo a questi concetti: Tel Aviv è una fucina incredibile di startup, grazie ad un governo che sostiene le nuove realtà e un rapporto molto stretto con la ricerca (stimolata sia durante gli anni scolastici, sia durante il periodo di leva obbligatorio).

Israele è sicuramente al centro di un dibattito politico internazionale estremamente caldo, ma in termini di innovazione e ricerca pare essere molto più avanti di molte realtà occidentali. Per questo è importante ascoltare quello che ha da dire uno dei suoi massimi esponenti.

 

E la privacy?

L’altro argomento su cui si sofferma è appunto la mole enorme di dati che queste aziende possiedono, dati che vengono spesso scambiati con fin troppa facilità.

Detenere così tanti dati accresce in maniera esponenziale la possibilità di data breach, quelle perdite di dati derivate da attacchi informatici.

Insomma, la privacy delle persone è compromessa.

 

Una soluzione facile?

Non proprio, poiché fare ricerca, creare nuovi prodotti e più generalmente “fare innovazione” risulta difficile quando il mercato è saturo di Big Data.

Le grandi aziende occupano più spazio e “schiacciano” i piccoli concorrenti.

Una dura realtà, in cui il piccolo Davide deve affrontare il gigante Golia, spesso senza neanche la sua “fionda”. che in questo caso sarebbe l’aiuto del proprio governo. Perché Israele è uno dei pochi esempi di nazioni che realmente incentivano le startup, aiutandole a crescere.

In Italia il panorama è sicuramente diverso: si tratta un paese che investe ancora troppo poco su innovazione e ricerca (le cui risorse sono spese probabilmente in altri ambiti considerati più importanti) e in cui le startup faticano ancora ad affermarsi.

Possiamo solo sperare che il futuro ci riservi novità.

 

Un bagliore di speranza

Vardi ha parlato anche della cultura e socialità e di come la tecnologia abbia cambiato approccio dell’uomo ad esse.

Se è preoccupante l’abbassamento della soglia di attenzione, è anche vero che in futuro vedremo una vera e propria globalizzazione dei dispositivi mobili: ogni persona al mondo ne avrà uno, con esso la possibilità di interagire con chiunque altra persona sulla faccia della terra.

Il futuro punta all’interazione e alla socialità.

Vi è quindi un bagliore di speranza in queste sue parole.

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