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L’app Sarahah è la novità che sta spopolando, ma attenzione: ha accesso ai tuoi dati personali

sarahah

 

L’idea sembrava intrigante: un’app, nominata Sarahah, ovvero “onestà” in arabo (il creatore è arabo), che ti permette di inviare messaggini anonimi a chi vuoi.

Nata, secondo la storia ufficiale, per far sapere al proprio capo cosa si pensa realmente di lui, si sponsorizza come un’applicazione per amici e colleghi.

Bello!

Cioè…

Già a pensarci bene sembra un’arma più che una chat.

Mandare messaggi anonimi mirati non sembra esattamente l’ingrediente base di una ricetta per il successo, forse più lo strumento che ti permette di insultare chi vuoi senza conseguenze.

Se grazie ai social sfoghiamo le nostre frustrazioni con commenti acidi perché ci sentiamo “protetti” dallo schermo, cosa succede quando abbiamo la possibilità di sfogarci ancora più segretamente?

Forse il problema alla base di Sarahah c’è, e tutti noi dovremmo fermarci un attimo a pensare cosa voglia dire metterci alla gogna pubblicamente e volontariamente.

Ma non è proprio di questo che vogliamo parlare.

Qual’è per noi il vero pericolo?

Secondo un analista di sicurezza informatica dell’azienda Bishop Fox, Zachary Julian l’app, una volta installata, ottiene l’accesso a dati personali, grazie alla quale scarica contatti e indirizzi email.

Nonostante alle volte chieda il permesso di accedere a questi dati, non si è ancora capito bene per quale motivo vengano scaricati.

Nessuna sua attuale funzionalità necessita di questi dati.

 

La scoperta è avvenuta grazie ad un software di sicurezza che l’analista ha installato sul suo dispositivo mobile chiamato Burp Suite, in grado di intercettare il traffico in uscita.

 

La versione ufficiale del creatore Zain al-Abidin Tawfiq, rivelata in un tweet, è che la richiesta di accedere ai dati sarà utile per una feature futura dell’app che servirà a trovare gli amici.

Ha inoltre aggiunto che, al momento, nessun dato viene trattenuto e che in futuro verrà eliminata questa funzionalità.

La polemica è sorta istantaneamente. Per questo motivo, probabilmente, Tawfiq ha rivelato anche che un ex partner era stato incaricato di risolvere la situazione, ma che non lo ha fatto.

Il dramma interpersonale può essere reale o meno, questo non è rilevante.

La cosa importante da capire è se, a questo punto, le informazioni dei 18 milioni di utenti che hanno scaricato l’app sono al sicuro (come dice il tweet) o meno.

A quanto pare, non è possibile provare se nei database di Sarahah questi dati vengano mantenuti.

Non è un bel segnale.

La questione è preoccupante a dir poco: un’app di questo tipo, anche se ha probabilmente vita breve (d’altronde altre applicazioni simili, vedi Whisper, non hanno mai ottenuto successo) genera molta curiosità.

Questa ovviamente porterà più iscritti e quindi più potenziali “vittime”.

Considerato che esistono già applicazioni che permettono di rivelare chi ha lasciato il messaggio anonimo, la popolarità di Sarahah comincerà a scemare, ma nel frattempo è importante che l’informazione sia trasparente e corretta.

 

Non si tratta di generare allarmismo ma di rendere coscienti le persone riguardo ai pericoli del consentire a software che poco si conoscono di avere libero accesso alla nostra vita privata.

Bisogna anche considerare, nel caso ci fidassimo di questa app in particolare, non abbiamo garanzie che questi dati o anche i messaggi che noi inviamo, non vengano utilizzati da altri soggetti partners, né dell’uso che questi ne faranno.

La minaccia è dietro l’angolo, per questo chi non si è ancora iscritto deve valutare bene se vale la pena farlo.

E, se proprio non si riesce a resistere, si potrebbe tenere in considerazione che è possibile utilizzare Sarahah attraverso il sito internet, attraverso il quale non è necessario rilasciare alcun permesso scomodo.

 

Contatta Tekapp per maggiori informazioni riguardo alla tua sicurezza informatica

 

 

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