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Pirati per davvero: hackers rubano il nuovo episodio della saga di Capitan Sparrow

Mentre il mondo si sta muovendo per contrastare insidiosi malware che sembrano sbucare fuori come funghi, arriva una notizia relativa quasi divertente.

Degli hacker forse un po’ più sfaticati hanno deciso di rubare alla Disney l’ultimo capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar. L’obiettivo è chiedere un riscatto esorbitante all’azienda.

In caso contrario, i pirati (inevitabile il gioco di parole) rilasceranno online spezzoni di 5 minuti, poi di 20, fino a che l’intero film non sarà disponibile gratuitamente nel world wide web.

L’impresa sembra abbastanza azzardata: come mai rubare un film in procinto di uscire ad una delle aziende più potenti al mondo? Agli appassionati della saga non interesserà guardarlo online gratuitamente due giorni prima dell’uscita al cinema, dove dovranno sì pagare ma potranno gustarselo sul maxi schermo e in dolby surround.

L’amministratore delegato della Disney, Bob Iger, ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di pagare alcun riscatto. Una mossa più che prevedibile.

Trovare i cyber criminali sarà sicuramente complicato, forse impossibile, poiché questi individui sono a conoscenza delle tecniche usate per rintracciarli e sanno quindi mascherare bene i loro passi. Ma come può avvenire un furto del genere? Come abbiamo già ribadito l’azienda è un colosso, è possibile che abbia sistemi di sicurezza inadeguati? Forse, o forse sono le piccole case di produzione, i vendor a cui si affida, che non hanno adeguate protezioni nonostante lavorino con prodotti di tale rilevanza.

La mossa è la stessa fatta ormai un mese fa nei confronti di Netflix, quando degli hacker hanno rubato l’intera quinta stagione di una delle serie più attese dell’anno, Orange is the new black. 

Però le premesse sembravano più solide: qui i malfattori hanno sfruttato la vera e propria ossessione rispetto ad una delle serie caposaldo dell’azienda, che ha concluso la stagione precedente con un cliffhanger e che sarebbe uscita solo dopo qualche mese. Gli appassionati hanno potuto godersi la nuova stagione con mesi di anticipo rispetto all’effettiva data di uscita, il 9 giugno.

Ci si sarebbe quindi potuti aspettare un danno all’azienda, ma fortunatamente non è stato così. I dati hanno dimostrato che Netflix non ha subito particolari disagi e la spiegazione è in realtà molto semplice: Netflix è una piattaforma che non sfrutta spazi pubblicitari per finanziarsi ma fa pagare un canone mensile, è un bacino di contenuti enorme, ed è anche una casa di produzione che può puntare alla qualità dei suoi prodotti. I suoi clienti non disdiranno l’abbonamento perché possono trovare online una stagione di una delle tante serie prodotte dall’azienda!

Probabilmente ci sarà stato qualche fastidio, ma Netflix continuerà ad essere uno dei pilastri moderni della nuova fruizione seriale e cinematografica.

Per questo, come ha fatto successivamente la Disney, anche Netflix si è rifiutata di pagare il riscatto.

Aziende del genere non possono piegarsi di fronte ad infimi ricatti, possono solo imparare la lezione e fare in modo che non accada più una cosa del genere.

Il crimine però resta, e non si può ignorare. Questi cyber criminali probabilmente non puntano solo al denaro quanto alla sfida dell’accedere a risorse che non potrebbero toccare, e forse non capiscono neanche realmente il significato delle loro azioni.

I furti informatici possono sembrare meno tangibili, ma i danni, anche se magari contenuti, ci sono realmente.

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